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L'albatros

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ospitiIl Festival della Musica Impossibile

-la musica come profonda esperienza di condivisione-

                                                                             L'albatros

      Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
      Prennent des albatros, vastes oiseauz des mers,
      Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
      Le navire glissant sur les gouffres amers.

      À peine les ont-il déposeés sur le planches,
      Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
      Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
      Comme des avirons traîner à côté d'eux.

      
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
      Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
      L'un agace son bec avec un brûle-guele,
      L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait!

      Le Poète est semblable au prince des nuées
      Qui hante la tempête e se rit de l'archer;
      Exilé sul le sol au milieu des huées,

      Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

    

     Charles Baudelaire

 

Dopo mesi di preparazione finalmente stamattina i tecnici e gli amici allestiscono il Palazzetto dello Sport per la prima edizione del Festival della Musica Impossibile. E’ la realizzazione di un’utopia: dare un microfono a dei disabili.

Spesso, per dilettarsi, gli uomini della ciurma
catturano gli albatros, grandi uccelli marini
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli amari flutti

 

Sembra un sogno: preparare un palcoscenico per qualcuno che probabilmente ha scarsa dimestichezza con il linguaggio parlato o ha difficoltà di movimento, di memoria, di comprensione. Qualcuno che tuttavia  ha percepito la musica come compagna di viaggio di tutta una vita. Qualcuno che magari ha scoperto di poter battere perfettamente il tempo su un rullante o disegnare melodie con vocalizzi puri e intonati. Abbiamo scelto il titolo Festival della Musica Impossibile perchè apparentemente oggi qui è impossibile cantare o suonare, e di conseguenza è impossibile fare musica. Forse oggi qui è anche impossibile camminare,  parlare, guardare o solo pensare.

Appena deposti sulle assi della tolda
questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi
lasciano pietosamente le .grandi ali bianche
trascinarsi come remi accanto a sè.

 

Sono le otto di mattina e cominciamo a stendere la moquette sul parterre e a montare il palco. I fonici scaricano le casse di strumenti, cavi, mixer e iniziano a montare l’amplificazione. Alle 11 tutto è già pronto, l’impianto audio è acceso e le prove dei microfoni e dei vari strumenti hanno dato risultato positivo. Le sedie coprono tutto il campo da gioco e gli invitati entrano e si sistemano carichi di aspettative e di perplessità.

Gabriele è un terapista e lavora con i bambini.  E’uno bravo; uno di quelli che sanno conquistare con uno sguardo l’amicizia e la fiducia dei suoi piccoli pazienti. La sua vecchia passione per il teatro l’ha portato fin qui, oggi, a fare il presentatore.  Saluta gli ospiti e trasmette entusiasmo. Ci dice che il senso di questa giornata è in quella esperienza musicale che ci accomuna, dalla vita intrauterina in poi: il ritmo binario dei passi della mamma, il battito cardiaco in tre ottavi, udibile nel silenzio della notte, il carillon sopra la culla, la prima ninna nanna...

 

Lì vicino al palco, a due passi dai fonici alle prese con microfoni e mixer c’è Milly. E’ stesa sulla sua carrozzina, il suo corpo piccolo stretto tra i braccioli. Il suo volto è cereo  e si muove incessantemente da destra a sinistra, come un radar che voglia captare e tenere stretto quel mondo che non è mai riuscita ad afferrare. Nelle strette fessure degli occhi gioia e dolore non sono nettamente definite per chi le si avvicina per la prima volta. Milly è l’immagine dell’impossibilità.

Quant'è goffo e fiacco questo viaggiatore alato!
Lui, prima così bello, quant'è comico e brutto!
Uno tormenta il suo becco con un mozzicone acceso,
l'altro mima, zoppicando, l'infermo che volava.

 

Uno sguardo e delle mani esperte ed amorevoli conducono la carrozzina fin sotto il palco. Milly viene aiutata ad alzarsi e a mettersi in piedi appoggiata ad una sedia. E piccola di statura e in posizione eretta sembra spaesata, immersa in una dimensione che non le è propria. Il fonico avvicina l’asta e abbassa il microfono fino a sfiorarle le labbra. Parte la base: un violino languido su un tappeto d’archi che disegna un ritmo di tango. La canzone è di Rossana Casale: Circo. La voce attacca sicura, senza incertezze o incrinature, anche nei registri più bassi dove il fiato va dosato con cura e le note vanno sostenute dal diaframma: “Circo! Circo venite! Circo di maghi, di acrobati, di giocolieri e di clown.” Il registro sale e la voce si distende nella parte alta del pentagramma.

Il Poeta assomiglia al principe delle nubi
che sfida la tempesta e sbeffeggia l'arciere;
esiliato al suolo in mezzo al baccano
le sue ali di gigante gli impediscono il cammino.

L’albatros dispiega le ali e la piccola figura incerta si trasfigura. Davanti a noi ora c’è solo la VOCE, che riempie lo spazio fisico, lo spazio interpersonale ed emotivo di ognuno di noi. La canzone prosegue:“un  bimbo la mano allungò, E un sogno di pane ingoiò, Un cane ridendo alla palla parlò. Ed io col bicchiere in segreto, compongo canzoni di vetro, anelli di luce e di note che lancio forza lassù.”

L’albatros ha spiccato il volo con due energici colpi d’ala ma rimane a volteggiare a bassa quota percorrendo cerchi concentrici. Lo stupore di noi spettatori è quello di chi abbia assistito ad un incantesimo: “Bianco, è un fiero pagliaccio, ti lancia un abbraccio, ti accoglie, non ti tradirà.”

L’albatros guarda dall’alto la propria esistenza ma non la giudica e non ne prende le distanze anche se la sua è una dura quotidianità. Ora sta volando e nulla lo può trattenere. Gradualmente assapora l’ebbrezza di riconquistare il suo elemento naturale e con stupore si ritrova a salire ad un passo dalle nuvole. Milly canta:“Circo venite, venite, venite a vedere! venite a sognare, a giocare con noi.”

Da quando abbiamo progettato questo festival abbiamo cercato in vano una ragione valida che legittimasse senza dubbio alcuno l’impresa. Non l’abbiamo trovata e probabilmente una ragione valida forse non esisteva.  O meglio non è esistita fino a questo momento. Ora tutti abbiamo capito che tutto ciò è servito creare lo spazio perchè la voce di Milly si liberasse e potesse giungere a far risuonare le corde più profonde di tutti noi. ”Circo! Venite! Accorrete!tuffi e carpiati,bugie disgelate da un dio verità.” L’albatros così come ha guadagnato le più irraggiungibili altitudini ora, a cerchi concentrici comincia a scendere. La Voce ripercorre planando le parole del ritornello che la ricondurranno ad essere di nuovo una persona. “Ed io col bicchiere in segreto, sussurro canzoni di vetro, anelli di luce e di note che lancio con forza lassù.”

L’ultimo arpeggio del violino si conclude con un accordo drammatico e grottesco. La musica finisce e la voce netta di Milly ci desta improvvisamente con un “grazie” acuto e lucente come uno squillo di ottoni. Ci risvegliamo e cominciamo ad applaudire scoprendoci improvvisamente commossi.

Grazie Milly per averci fatto volare e grazie anche a te Fabrizio per aver cantato Guarda che luna, come solo Fred Buscaglione avrebbe potuto fare. Grazie Piero e grazie anche a te Simonetta per il vostro blues da jazzisti consumati. Grazie Wilson perchè sappiamo che t’è costato suonare su una tastiera diversa dal solito e rassicurante pianoforte, in un posto enorme di facce sconosciute. Grazie Mary, Flamur, Angelo, Marinella e a tutti gli altri amici che oggi hanno suonato e cantato con noi.

Prima fai il necessario poi prova a fare il possibile, alla fine ti accorgerai di poter anche fare l’impossibile (Francesco d’Assisi)

Ancona, 14/10/07

Carlo Celsi